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Quel dolore al collo che non va via!

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Il Dolore cervicale è tra i motivi più comuni di consultazione, secondo solo al dolore lombare. Spesso il dolore non si limita al collo ma  può estendersi verso il cranio associandosi  alla cefalea o coinvolgere le spalle, il dorso con sensazione di rigidità e movimenti limitati o agli arti superiori con formicolio o riduzione della sensibilità.

Il rachide cervicale, per la sua elevata mobilità e posizione come  zona di passaggio tra il cranio e il resto del corpo, assiste nella funzione altre strutture ed è da essi influenzato.

A volte, infatti, anche in presenza di un’alterazione biomeccanica come  ernie o protusioni discali e di un eccessivo stato di tensione muscolare che indurrebbero ad intervenire direttamente a livello locale,  si individuano nel corso della valutazione, disfunzioni a carico della visione o della deglutizione o un diaframma teso e ipofunzionante la cui funzione viene compensata dall’azione della muscolatura respiratoria accessoria con origine sul tratto cervicale.

Ancora, molti pazienti riferiscono sintomi quale nausea e appaiono stressati, tesi, respirano e digeriscono male  e presentano alla valutazione un organo ipomobile, ad esempio lo stomaco o il fegato; questi ultimi per mezzo dei mezzi di fissità sono in grado di influire sulla funzionalità diaframmatica  ma anche di sollecitare il rachide cervicale per via della connessione neurologica per mezzo del nervo Frenico che li innerva e che emerge tra la terza e la quinta vertebra cervicale.

Stabilire, dunque, un protocollo terapeutico solo sulla base del sintomo a prescindere da tutte queste connessioni non è elettivo. È preferibile, dunque, procedere sempre con un attento esame posturale e test di mobilità specifici che aiutano ad individuare quali aspetti sono da relazionare alla patologia compressiva a carico del rachide cervicale.

Dunque, una buona rieducazione del tratto cervicale non può comprendere solo un approccio locale con massoterapia o tecniche manipolative specifiche, ma dovrebbe necessariamente coinvolgere anche il trattamento dei distretti e sistemi corporei disfunzionali che negli anni hanno indotto la sintomatologia e  le modifiche posturali e strutturali.

Infine, sarebbe auspicabile che si riuscisse a indurre il paziente a migliorare il suo stile di vita al fine di sostenere il recupero con ed esercizi motori  adatti al problema locale muscolo-scheletrico.